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P

PAL. Phase alternative line, è lo standard televisivo in uso in gran parte dei paesi dell’Europa occidentale. L’immagine è 625 linee/50 hertz; il quadro cambia ogni 1/25 di sec.
PANNELLO RIFLETTENTE. In studio o in esterni, serve ad ammorbidire le ombre che appaiono sul soggetto riflettendo verso di esso la luce proveniente dalla sorgente principale. Vi sono pannelli in stoffa fabbricati allo scopo, ma qualunque superficie chiara di adeguate dimensioni capace di riflettere la luce è un pannello riflettente (fogli di polistirolo, cartoni bianchi, fogli di giornale, muri, ecc.).
PANNING. L’effetto prodotto dal panning (ovvero la panoramica cinematografica) determina in fotografia il risultato di un soggetto in movimento veloce nitido su fondo mosso. Si ottiene inseguendo con la fotocamera il soggetto e scattando con un tempo di otturazione abbastanza lento (1/15 di secondo).
PANNO NERO. E’ il pezzo di stoffa che i fotografi usano per impedire che la luce cada sullo schermo di messa a fuoco delle fotocamere di grande formato. Al buio l’immagine sullo schermo risulta più brillante e quindi può essere meglio controllata.
PARALLASSE. L’errore di parallasse si presenta come una diversità nell’inquadratura della stessa scena in quanto osservata da due punti di vista diversi. In fotografia si verifica negli apparecchi biottica o compatti, dove l’asse del mirino non coincide con quello dell’obiettivo di ripresa. Questo errore non comporta problemi nelle riprese a media o lunga distanza; a distanza ravvicinata invece la pellicola non registrerà esattamente ciò che è stato inquadrato nel mirino. In alcuni apparecchi il mirino viene corretto automaticamente per ottenere un’inquadratura corretta, in altri occorre modificarla seguendo i riferimenti previsti.
PARALUCE. Accessorio da applicare all’obiettivo per schermare la lente frontale dai raggi diretti del sole. A seconda della focale dell’obiettivo occorre usare un paraluce più o meno svasato per evitare vignettature. La luce che colpisce l’obiettivo determina una serie di riflessioni fra le lenti che riducono il contrasto dell’immagine.
PASSEPARTOUT. Cornice in cartone per riquadrare stampe fotografiche, disegni, incisioni. Il taglio dei passepartout deve avere uno smusso di 45°. I passepartout migliori sono quelli bianchi tipo “conservazione” o “museo” che non contengono acidi. Lo spessore deve essere di almeno 15/10 in modo che la stampa non sia a contatto con il vetro e possa dilatarsi o contrarsi liberamente a seconda del livello di umidità.
PC. Personal Computer. Generalmente si riferisce ad un personal computer costruito dall’IBM. In seguito il termine si è allargato per comprendere qualunque personal computer compatibile con gli IBM.
PC Card. Vedi PCMCIA.
PCI. Peripheral Component Interconnect (Collegamento Componente Periferico). Uno standard di connessione per schede aggiuntive, comune ai più recenti computer Macintosh e alle macchine dotate di processori Pentium. Offre una elevata velocità di passaggio dati e una compatibilità hardware tra le diverse piattaforme.
PCMCIA. Standard per espansioni hardware (spesso memorie) utilizzato principalmente su computer portatili. Da tempo viene denominato semplicemente PC card.
PELLICOLA. La pellicola è costituita da una base trasparente e flessibile (triacetato) sulla quale viene stesa l’emulsione sensibile alla luce. Viene offerta in rullo, perforata e nei formati piani per gli apparecchi professionali e, in alcuni casi in bobine a metraggio.
PELLICOLA CROMOGENICA. L’immagine sul negativo non è più costituita da argento metallico, ma da coloranti formati chimicamente durante lo sviluppo. Nelle pellicole a colori essi riproducono le tinte dell’immagine finale.
PELLICOLA INFRAROSSA. L’emulsione di questo tipo di pellicole ha una sensibilità estesa alla radiazione infrarossa grazie all’impiego di opportuni sensibilizzatori ottici. E’ utilizzata per scopi scientifici, per studiare la composizione dei terreni, lo stato di salute delle piante, ma anche in mineralogia, criminologia e medicina. E’ disponibile sia in bianconero che a colori, in questo caso fornisce immagini positive con colori molto diversi da quelli reali. Al di là dell’uso scientifico, con questa pellicola si ottengono risultati suggestivi.
PELLICOLA INVERTIBILE. Un procedimento di inversione negativo-positivo, con questo tipo di emulsione consente di ottenere direttamente un’immagine positiva visibile per trasparenza (diapositiva).
PELLICOLA LITH. Speciale materiale per arti grafiche. Non consente la riproduzione dei mezzi toni di grigio.
PELLICOLA NEGATIVA. Registra le immagini con i valori tonali invertiti rispetto al soggetto. Nelle negative a colori oltre all’inversione dei toni si verifica anche quella dei colori così che, ad ogni colore del soggetto, corrisponde il suo complementare. L’immagine positiva si ottiene attraverso una stampa.
PELLICOLA PANCROMATICA. Pellicola in bianconero sensibile in modo abbastanza omogeneo a tutti i colori dello spettro.
PELLICOLA PER DIAPOSITIVE. Vedi pell. invertibile.
PELLICOLA PER LUCE ARTIFICIALE. Pellicola invertibile a colori (Tipo B o “tungsten”) bilanciata per l’uso con sorgenti luminose a 3200K.
PELLICOLA PER LUCE DIURNA. Pellicola invertibile a colori bilanciata per soggetti illuminati da una sorgente luminosa a 5500K (daylight) adatta alle riprese di giorno o in luce lampo.
PELLICOLA PIANA. Pellicola professionale a fogli singoli disponibile nei diversi formati. Per l’uso deve essere inserita in camera oscura in appositi chassis. Oggi le pellicole piane professionali sono tutte prodotte su supporto di triacetato o poliestere.
PELLICOLA INSTANT. A sviluppo immediato grazie all’azione di trasferimento dell’immagine negativa su un supporto positivo integrato grazie all’azione dell’agente rivelatore presente nel film attivato dopo lo scatto.(Vedi fotografia immediata).
PENTAPRISMA. E’ il prisma a cinque facce montato nei mirini degli apparecchi reflex. Serve a raddrizzare l’immagine prodotta dall’obiettivo mostrandola coi lati non invertiti.
pH. Scala di acidità/alcalinità da 0 a 14, basata sulla concentrazione degli ioni idrogeno in una soluzione. L’acqua distillata ha un pH 7. Le soluzioni con valori di pH inferiori a 7 sono acide (fissaggio), quelle superiori a 7 sono alcaline (rivelatore).
PHOTO CD. Compact disc sul quale sono registrate immagini fotografiche in formato digitale, disponibili in varie risoluzioni. Esistono varie specie di PhotoCD a seconda dell’uso che se ne deve fare.
PFOTOFLOOD. Lampada survoltata ad incandescenza, con vita limitata, usata per produrre un’illuminazione molto viva ed intensa.
PIANO FOCALE. Piano posto ad una distanza per la quale una lente (o un obiettivo) forma un’immagine nitida. La distanza tra la lente ed il piano focale è detta lunghezza focale. Su questo piano dovrà trovarsi l’emulsione della pellicola per registrare un’immagine perfettamente definita..
PIANO PELLICOLA. Vedi piano focale.
PIATTAFORMA. Si intende il tipo di sistema computer, per esempio Macintosh o IBM PC compatibile.
PICT. Il nome del formato immagine bitmap interno ai computer Apple. I sistemi Macintosh elaborano e stampano questo formato. La risoluzione è abbastanza bassa e le immagini non possono essere scalate a un’altra dimensione senza perdita di dettaglio.
PILA. Sistema elettrochimico in grado di erogare una corrente elettrica. Essenzialmente una pila è costituita da un anodo, un catodo ed un elettrolita. L’assemblaggio di più pile produce una batteria. Negli ultimi anni la tecnologia relativa alle pile ha consentito di ottenere prestazioni sempre migliori e prodotti sempre più sicuri (ecologici). Le pile più adatte all’uso fotografico per alimentare apparecchi motorizzati e flash sono quelle alcaline, al litio e all’ossido d’argento (cosiddette a seconda dell’elemento utilizzato per l’anodo o il catodo). Il voltaggio di queste pile varia da 1,5 a 3 o 6 volt.
PIXEL. Picture element, elemento immagine. E’ l’elemento base di un dispositivo di acquisizione, cioè la più piccola parte di esso in grado di registrare o visualizzare il dettaglio di un’immagine; il numero totale dei pixel indica quindi la risoluzione massima dell’immagine. Nelle fotocamere digitali sta assumendo grande importanza perché la quantità di pixel del sensore indica direttamente la qualità finale dell’immagine o meglio la densità di informazioni che riesce a catturare.
PLUG-IN. Piccoli moduli software che si aggiungono ad un programma per ampliarne le funzioni quali ad esempio i filtri per elaborare le immagini oppure i programmi di gestione degli scanner.
PMS. Acronimo di Pantone Matching System, e cioè il sistema di corrispondenza dei colori che permette un’esatta selezione degli stessi in un’estesa gamma di colori predeterminati.
PORTA PARALLELA. Una connessione su un PC IBM o compatibile, generalmente denominata LPT1, a cui si può collegare un cavo per una stampante parallela. Alcuni computer dispongono di più di una porta parallela; in questo caso le porte aggiuntive vengono denominate LPT2, LPT3 e così via.
PORTFOLIO. Accurata selezione di immagini rappresentativa dello stile di un fotografo professionista presentata in speciali album di grande formato.
POSA B o T. Impostazione dell’otturatore per la quale è possibile eseguire lunghe esposizioni tenendo l’otturatore aperto oltre il tempo più lungo consentito. Impostando la posa B (bulb) l’otturatore resta aperto per tutto il tempo per il quale viene tenuto premuto il pulsante di scatto. Rilasciando il pulsante si chiude. In alcuni apparecchi e obiettivi dotati di otturatore centrale è disponibile la posa T (time): l’otturatore si apre ad una prima pressione del pulsante di scatto e si richiude solo ad una successiva pressione. Per evitare vibrazioni durante l’esposizione è bene utilizzare uno scatto flessibile.
POSTSCRIPT. Linguaggio computer usato dalle stampanti laser per emulare le operazioni di stampa, compresa la disposizione e dimensione di testi, immagini, grafica e disegni e la trasformazione in toni continui delle immagini digitali.
POTERE RISOLVENTE. Indica la capacità di un obiettivo o di una pellicola di separare i dettagli più minuti. Attraverso una serie di test consistenti nella ripresa sotto determinate condizioni di una speciale mira ottica, si determina la capacità di fornire immagini più o meno dettagliate in linee per millimetro. La questa prova è comunque influenzata da tutti i componenti utilizzati: obiettivo, pellicola, metodo di sviluppo, ingrandimento, osservazione, eccetera.
PPI. Acronimo di pixels per inch, pixel per pollice. Indica la risoluzione del sensore di un dispositivo di acquisizione digitale, oppure quella di un’immagine stampata da una stampante collegata ad un computer.
PRE-ESPOSIZIONE. Tecnica obsoleta ed empirica per aumentare la sensibilità delle pellicole. Si esegue inquadrando una qualunque zona omogenea (un muro) ed esponendo con una riduzione di 3 diaframmi rispetto all’indicazione dell’esposimetro. Per evitare che i dettagli della superficie possano influenzare il risultato occorre sfocare completamente la superficie scelta. Poi (usando il comando per le doppie esposizioni) si esegue l’esposizione corretta per il soggetto sullo stesso fotogramma pre-esposto.
PRESA SINCRO. La maggioranza dei flash amatoriali viene collegata e sincronizzata attraverso il contatto caldo incorporato nella slitta portaccessori delle reflex. Con i flash professionali e da studio, tuttavia, è necessaria la presa sincro universale (PC) per il cavetto di sincronizzazione. E’ sconsigliato collegare flash molto potenti se non dedicati ad alcune fotocamere autofocus, verificare sempre sul libretto di istruzioni. Sugli apparecchi meno recenti è possibile scegliere il tipo di sincronizzazione. Si userà la sincronizzazione X per tutti i flash elettronici; la FP e la M per le lampade lampo (ormai quasi completamente scomparse) secondo le indicazioni del fabbricante.
PRE-STAMPA. Indica le fasi di lavorazione effettuate da un service, o dallo stesso fotografo, prima della stampa tipografica. Queste solitamente comprendono selezioni, separazioni cromatiche, montaggio delle pellicole di selezione, incisione delle lastre e tutto quanto è necessario alla preparazione della stampa vera e propria.
PROFONDITA’ CROMATICA. Capacità di restituire più o meno fedelmente i colori di un’immagine. Generalmente è espressa in bit per ognuno dei colori primari. Più è alta, ovvero maggiore è il numero dei bit, maggiore è la quantità di colori presenti nella palette utilizzata per l’immagine.
PROFONDITA’ DI CAMPO. E’ la zona che appare nitida nell’immagine fotografica finale. E’ possibile controllare la sua ampiezza grazie all’uso del diaframma: più il diaframma è aperto più ridotta sarà l’ampiezza della profondità di campo. Più il diaframma è chiuso più la profondità di campo sarà ampia. Sulla profondità di campo, tuttavia, agiscono anche la distanza di ripresa (più è breve più, a parità di apertura del diaframma, la profondità di campo è ridotta) e la lunghezza focale dell’obiettivo (più essa è corta più la profondità di campo, a parità di diaframma e di distanza di ripresa, sarà ampia). Conoscere prima dello scatto di quanto sarà ampia la profondità di campo significa poter controllare i dettagli della ripresa. Per questo si può far riferimento alle tabelle della profondità di campo o alle indicazioni previste sul barilotto degli obiettivi. Con gli apparecchi reflex che lo consentono è possibile osservare l’ampiezza della profondità di campo direttamente nel mirino. In questo caso occorre chiudere il diaframma dell’obiettivo al valore scelto per la ripresa e osservare sullo schermo di messa a fuoco (che risulterà annerito tanto più il diaframma sarà chiuso) l’estensione dei piani nitidi.
PROFONDITA’ DI FUOCO. Un obiettivo perfettamente a fuoco forma un’immagine nitida su un preciso piano (piano focale). Tuttavia avanti e dietro questo piano esiste una limitata zona di nitidezza ancora accettabile che prende il nome di profondità di fuoco.
PROGRAM. Automatismo dell’esposizione programmato dalla fabbrica. Ad ogni livello di illuminazione corrisponde un’adeguata coppia tempo diaframma.
PROIETTORE DIA. Apparecchio per proiettare le diapositive su uno schermo. I proiettori 35mm offrono messa a fuoco automatica e cambio automatico della diapositiva. Accettano magazzini standard lineari da 36 o 50 diapositive, circolari o compatti LKM. La lampada è alogena da 150 o 250 watt. Quest’ ultima è consigliabile quando le proiezioni avvengono in ambienti non perfettamente oscurati o a grande distanza su grandi schermi.
PROVINO A CONTATTO. Stampa a contatto o a basso ingrandimento di strisce di negativi per l’archivio. Facilita la ricerca del fotogramma desiderato.
PROVINO DI STAMPA. Per trovare il giusto tempo di esposizione della carta sensibile per un determinato negativo bianconero, si deve eseguire un provino. L’operazione consiste nell’esporre una striscia di 10-15cm carta uguale a quella che verrà utilizzata per la stampa finale con esposizioni successive di identica durata: ad esempio 4, 8, 12 e 16 secondi. La porzione che sembra più vicina all’ideale sarà quella di riferimento per arrivare al miglior risultato.
PULSANTE DI SCATTO. Comanda l’apertura dell’otturatore e di conseguenza l’esposizione della pellicola. Quelli di tipo meccanico spesso incorporano una filettatura sulla quale è possibile avvitare uno scatto flessibile. Quelli di tipo elettromeccanico o elettromagnetico offrono una corsa brevissima e sono molto sensibili alla pressione. Può essere previsto un sistema di blocco di sicurezza meccanico o elettrico per evitare lo scatto accidentale dell’otturatore e la perdita di un fotogramma. Al pulsante di scatto è accoppiata in genere la funzione del blocco della memoria dell’esposizione e l’avvio del sistema autofocus.
PUNTO NODALE. Corrisponde più o meno al centro di una lente semplice. In un obiettivo, si distingue un punto nodale anteriore ed un punto nodale posteriore. Il primo corrisponde all’intersecazione fra il prolungamento del raggio incidente e l’asse ottico, mentre il secondo corrisponde all’intersecazione fra il prolungamento del raggio che esce dall’obiettivo e l’asse ottico. La lunghezza focale di un obiettivo viene calcolata dal punto nodale posteriore, mentre la distanza di messa a fuoco dal punto nodale anteriore.