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OBIETTIVO A SPECCHIO. Vedi
catadiottrico.
OBIETTIVO
ACROMATICO. Sono acromatici
tutti gli obiettivi fotografici in quanto corretti in
modo che i raggi dei colori primari (blu e verde) cadano virtualmente nello
stesso punto di fuoco. Il classico obiettivo acromatico è costituito da due
lenti caratterizzate da aberrazioni opposte che si annullano a vicenda.
OBIETTIVO
AFOCALE. E’ un sistema
ottico privo di lunghezza focale che funziona con lo stesso principio del
telescopio con l’occhio umano producendo un ingrandimento. Applicato davanti ad
un obiettivo ne aumenta o riduce la lunghezza focale
determinando un cambiamento dell’angolo di campo.
OBIETTIVO
ANAMORFICO. L’immagine che
si forma attraverso un obiettivo anamorfico è
caratterizzata da una scala differenziata per la quale la larghezza risulta più
compressa rispetto all’altezza dell’inquadratura. Il sistema utilizza per
questo scopo una lente cilindrica. Questo obiettivo, ampiamente usato nel
cinema, deve essere impiegato anche in proiezione per ripristinare le
proporzioni originali della scena. Il risultato è un fotogramma con una base
molto allungata (Cinemascope).
OBIETTIVO
ANASTIGMATICO. Obiettivo
progettato per correggere tutte le aberrazioni compreso
l’astigmatismo. Tutti gli obiettivi attuali sono anastigmatici.
OBIETTIVO
APOCROMATICO. Si tratta di un
obiettivo corretto in modo tale che almeno due dei raggi dei tre colori primari
(blu, verde e rosso) vadano a fuoco esattamente nello
stesso punto sull’asse ottico. Realizzati con lenti molto particolari e molto
costosi, gli obiettivi apocromatici (in genere teleobiettivi luminosi)
garantiscono una qualità superiore specie alle massime aperture.
OBIETTIVO
ASFERICO. L’impiego di
una lente asferica consente una ideale correzione
delle aberrazioni (sferica e cromatica) e quindi di ottenere una migliore
definizione ai bordi dell’immagine alle massime aperture. La maggioranza degli
obiettivi asferici è costituita da grandangolari.
OBIETTIVO
BELLOWS. Per la
macrofotografia sono disponibili obiettivi ad alta risoluzione privi di elicoide per la messa a fuoco. Questa avviene montando
l’obiettivo sul soffietto per macrofotografia (in inglese bellows). Sono anche
detti “in montatura corta”.
OBIETTIVO
CATADIOTTRICO. Di lunga focale
(500-1000mm) questi obiettivi utilizzano uno schema ottico basato su uno
specchio principale che riflette i raggi su uno specchio secondario incollato
all’interno della lente frontale che li rinvia alla pellicola passando
attraverso un gruppo di lenti. Lo schema consente di dimezzare la lunghezza
effettiva dell’obiettivo. Gli obiettivi catadiottrici per loro costruzione sono
privi di diaframma e soffrono di aberrazione sferica.
OBIETTIVO
DECENTRABILE. Per la
correzione delle linee cadenti nelle foto di architettura
alcuni fabbricanti hanno realizzato obiettivi da 35mm o 28mm decentrabili per
gli apparecchi di piccolo formato. Il decentramento permette di mantenere il
parallelismo delle linee anche inclinando la fotocamera. Questo obiettivo è
anche detto shift (spostabile) o PC (perspective control).
OBIETTIVO
FLOU. La speciale
costruzione ottica o l’utilizzo di speciali diaframmi a forellini, consente a
questi obiettivi di fornire effetti morbidi nella fotografia di ritratto. Il
risultato viene ottenuto esaltando l’aberrazione
sferica residua.
OBIETTIVO
GRANDANGOLARE. Obiettivo di
corta lunghezza focale e di ampio angolo di campo. Il
suo schema ottico è generalmente simmetrico specie nel
caso degli obiettivi professionali per il grande formato. Gli obiettivi
grandangolari per gli apparecchi reflex sono, invece, di tipo retrofocus.
OBIETTIVO
LUNGO FUOCO. Si intende un obiettivo realizzato con due semplici lenti
frontali incollate. E’ piuttosto ingombrante in quanto
la sua lunghezza è praticamente identica a quella focale.
OBIETTIVO
MACRO. Obiettivo
particolarmente corretto per fornire un’ottima definizione quando si
fotografano soggetti a distanza molto ravvicinata. Può essere ugualmente
utilizzato anche per riprese normali.
OBIETTIVO
MEDICAL. Per la ripresa
ravvicinata di carattere medico-scientifico, sono disponibili obiettivi di
lunga focale dotati di flash anulare incorporato che consente di ottenere
un’illuminazione senza ombre del soggetto.
OBIETTIVO
NORMALE. Si intende per normale o standard l’obiettivo la cui
lunghezza focale sia pari o, quantomeno, vicina alla diagonale del fotogramma
dell’apparecchio. Tale focale è ritenuta quella che meglio si avvicina alla
visione dell’occhio umano.
OBIETTIVO
RETROFOCUS. Obiettivo caratterizzato dal punto nodale posteriore posto oltre il
suo elemento posteriore. Con questo disegno (detto anche teleobiettivo
invertito) sono prodotti gli obiettivi supergrandangolari per gli apparecchi
reflex così che la distanza tra l’ultima lente ed il piano focale risulti superiore al tiraggio tanto da lasciare spazio
sufficiente al movimento verso l’alto dello specchio.
OBIETTIVO
ROTANTE. In alcuni
apparecchi fotografici panoramici viene utilizzato un
obiettivo rotante che consente di ampliare il campo orizzontale di visione.
Perché la fotocamera produca un’immagine non distorta
l’obiettivo deve ruotare sul suo punto nodale posteriore e il piano focale
dev’essere curvo a raggio costante.
OBIETTIVO
SIMMETRICO. Si definisce
così quell’obiettivo il cui schema ottico è simmetrico rispetto alla posizione
del diaframma. Questo schema è usato negli obiettivi per il grande
formato o per gli obiettivi grandangolari delle fotocamere a telemetro.
OBIETTIVO
STABILIZZATO. La tecnologia
ha consentito di realizzare teleobiettivi dotati di un sistema di
stabilizzazione dell’immagine per la ripresa a mano libera anche con tempi di esposizione più lunghi del normale. Uno speciale elemento
ottico posto all’interno dello schema vibra in modo opposto alle vibrazioni
subìte annullando l’effetto del mosso.
OBIETTIVO
TELE. E’ dotato di un
angolo di campo inferiore a quello di uno standard. E’ costituito da un gruppo
ottico anteriore convergente e uno posteriore
divergente. Nei teleobiettivi, la distanza tra la lente frontale ed il piano
focale è inferiore alla lunghezza focale, ciò consente di contenere le
dimensioni. Il punto nodale posteriore, in questo caso, si trova davanti alla
lente frontale.
OBIETTIVO
ZOOM. Obiettivo complesso a
focale variabile. Consente di coprire con variazione continua tutti gli angoli
di campo consentiti tra la minima e la massima focale mantenendo inalterata la
messa a fuoco. Soffrono di distorsione che si presenta a barilotto nella
posizione grandangolare e a cuscinetto nella posizione tele.
OCR. Optical Character Recognition, riconoscimento
ottico dei caratteri. Si tratta di un programma che è in grado di convertire il
testo stampato su un documento cartaceo in un testo elettronico gestibile dal
computer. L’originale va acquisito attraverso uno scanner.
OLOGRAFIA. Tecnica per la realizzazione di
immagini che restituiscono una visione tridimensionale del soggetto,
compresi gli effetti dello spostamento del punto di vista. Fu inventata dal
premio Nobel Dennis Gabor nel 1948, ben prima della scoperta del laser, che è la sorgente di luce coerente indispensabile per questo
genere di riprese. Questa tecnica non ha trovato impiego in fotografia, ma è
ampiamente utilizzata per realizzare marchi o sigilli di sicurezza non
falsificabili su diversi prodotti tra cui le carte di credito.
OMBRA. In termini di esposizione
o sensitometrici, l’ombra o meglio le ombre, rappresenta il tono o i toni più
scuri presenti nell’inquadratura nei quali sia ancora leggibile un dettaglio.
OPACO. E’ opaco qualunque oggetto o materiale che non
consente il passaggio della luce.
OPEN
FLASH. Tecnica
utilizzata originariamente per l’uso del lampo al magnesio che consiste nel far
partire il lampo dopo aver provveduto ad aprire l’otturatore della fotocamera.
Questa procedura, utilizzabile anche con il lampeggiatore elettronico, consente
di sfruttare la luce del flash per l’illuminazione generale della scena, ma di
poter impressionare sulla pellicola (grazie ad una esposizione
più lunga di quella eventualmente prevista per la sincronizzazione) anche le
luci dell’ambiente. La tecnica dell’open flash, è oggi superata dalla funzione
slow-sync adottata nei flash dedicati delle fotocamere reflex e in alcuni casi
anche di quelli incorporati nei modelli compatti.
ORTHO. Termine utilizzato per indicare materiali
ortocromatici, cioè sensibili al verde e al blu, ma
non al rosso.
OTTURATORE. Consente alla luce di raggiungere la pellicola
ed impressionarla per il tempo necessario ad ottenere la giusta esposizione
della pellicola. Il controllo dei tempi di esposizione
può essere meccanico o elettronico, in questo caso il funzionamento è
subordinato all’alimentazione di una pila.
OTTURATORE
A TENDINA. E costituito da due tendine che scorrono in orizzontale o in
verticale sul piano focale dell’apparecchio. Le tendine possono essere
realizzate in stoffa, metallo (tra cui il titanio) o materiali compositi come
policarbonato e carbonio. Il tempo di esposizione è
dato dall’intervallo di tempo che passa tra lo scatto della prima (si apre
l’otturatore) e quello della seconda tendina (si chiude l’otturatore).
OTTURATORE
CENTRALE. Collocato tra
le lenti di un obiettivo nei pressi del diaframma, funziona grazie ad una serie
di lamelle che si aprono e si chiudono ad iride. Controllato meccanicamente o
elettronicamente, permette l’uso del flash elettronico con qualunque tempo di
scatto.