D
DAYLIGHT. Termine inglese che indica la luce diurna fotografica. È
riportato sulle confezioni delle pellicole a colori per diapositive
(invertibili) da utilizzare per riprese in luce diurna od equivalente, come
flash elettronico o lampade azzurrate, quindi con temperatura di colore intorno
ai 5500 Kelvin.
DATA
DI SCADENZA.
Indica il periodo di tempo entro cui il materiale deve essere impiegato per
sfruttarne al meglio le caratteristiche a condizione che sia
stato conservato nelle condizioni raccomandate: generalmente a temperature
comprese tra i 13°C ed i 24°C. L'uso di una pellicola scaduta può comportare
dominanti di colore e sottoesposizioni per la perdita di sensibilità. In questo
caso è bene incrementare l'esposizione di almeno un diaframma.
DCS. Digital Camera System, il nome di una
fotocamera digitale della Kodak realizzata montando un apposito
dorso dotato di un CCD Megapixel su una reflex Nikon di tipo tradizionale.
DECENTRAMENTO. Consiste nel far scorrere lateralmente uno o
entrambi i corpi anteriore e/o posteriore di una fotocamera grande formato,
mantenendo l'asse ottico perpendicolare al piano pellicola. Può essere
orizzontale per inquadrare con una corretta prospettiva soggetti decentrati
lateralmente o verticale per inquadrare soggetti decentrati verticalmente onde
evitare le linee cadenti. Serve a ricomporre l'inquadratura senza dover
inclinare l'apparecchio.
DEFINIZIONE. Con questo termine si indica
la capacità di un obiettivo o una pellicola di mostrare i dettagli più minuti
del soggetto. Rappresenta la somma di caratteristiche soggettive come la
nitidezza e la granulosità con caratteristiche oggettive come l'acutanza, il
potere risolvente e la granularità.
DENSITA'. Valore numerico per indicare il
grado di annerimento di un tono sul negativo. Log (in
base 10) dell'opacità.
DENSITOMETRO. Strumento
ottico-elettronico per effettuare la misurazione delle densità di un'immagine
negativa o positiva.
DESENSIBILIZZAZIONE. Procedimento
in disuso per togliere sensibilità al materiale negativo bianconero prima dello
sviluppo in modo che l'azione del rivelatore possa essere eseguita visivamente
in luce attenuata. Le sostanze usate sono il
pinacriptolo (bianco, giallo, verde) e la sefranina.
DETECTIVE
CAMERA. Nella seconda
metà dell'Ottocento esplose la moda di scattare fotografie con apparecchi
camuffati, detti detective. Molte le soluzioni: apparecchi erano nascosti
dietro cravatte, nei cappelli, nei bastoni da passeggio, nei libri, ecc.
DIAFRAMMA. Sistema ad iride per la
regolazione del passaggio della luce attraverso l'obiettivo. Costituito da più
lamelle, può essere automatico o manuale. Gli obiettivi dotati di diaframma
automatico (quelli delle reflex 35mm o medio formato)
mantengono sempre alla massima apertura il diaframma per consentire una migliore
luminosità dello schermo di messa a fuoco. Al momento dell'esposizione, le
lamelle si chiudono di scatto al valore prefissato e si riaprono subito dopo la
chiusura dell'otturatore. La ghiera del diaframma degli obiettivi è fornita di una serie di scatti che mantengono la posizione
desiderata. Le aperture di diaframma espresse con F o
f/ (per fuoco) variano secondo una scala numerica.
DICROICO. È dicroico il filtro, ottenuto per condensazione
di vapori su una superficie trasparente (vetro o gelatina), che riflette le
porzioni non desiderate dello spettro.
DIFETTO
DI RECIPROCITA'. Una corretta
esposizione (H) deriva dalla quantità di luce (E) che raggiunge l'emulsione per
un dato tempo (t) da cui: H=Et. In base a questa
relazione si deduce che la pellicola fornisce risultati sempre costanti per
un'esposizione eseguita con coppie-tempo diaframma equivalenti. In realtà, non si verifica soprattutto per esposizioni estreme: brevissime
(oltre 1/10.000 di secondo) o lunghissime (oltre 1 secondo). L'emulsione fotografica,
in altre parole, mantiene una sensibilità costante solo entro una certa gamma
di tempi di esposizione alla luce, oltre i quali
diminuisce. Le case fabbricanti forniscono per le loro pellicole le correzioni
da apportare all'esposizione per compensare l'errore.
DIFFRAZIONE. Cambiamento della direzione rettilinea dei raggi
luminosi quando passano vicini a un bordo opaco come
le lamelle del diaframma. Quando quest'ultimo è molto chiuso, il fenomeno
trasforma i punti luminosi in stelle con tanti raggi quante sono le lamelle del
diaframma.
DIFFUSIONE. I raggi di luce che passano attraverso un
materiale traslucido vengono suddivisi in tanti
piccoli raggi che riducono il contrasto originale aumentando la morbidezza
della luce (se il diffusore e applicato davanti ad una sorgente di luce) o
dell'immagine se applicato davanti all'obiettivo di ripresa. Questo effetto
provoca degli aloni chiari nell'immagine, riducendo il dettaglio delle ombre.
DIFFUSORE. Solitamente un materiale plastico, o acetato,
traslucido o smerigliato, usato per ammorbidire e diffondere una sorgente
luminosa artificiale.
DIGITALE. Tipo di segnale, o flusso di dati, le cui
informazioni, da analogiche, vengono trasformate e
codificate in forma binaria.
DIGITALIZZAZIONE. Conversione in forma digitale. La
digitalizzazione prevede prima una lettura del segnale analogico nel dato
momento di tempo, poi una quantizzazione dei dati
ricavati (ad ognuno viene attribuito un valore numerico), e infine in una
codifica di tale numero in forma binaria. Un'immagine digitale è formata da una
griglia di pixel. Non vi è continuità fra colore e luminosità degli elementi
vicini e ogni punto della griglia ha uno specifico
valore.
DIN. Deutsche Industrie Normen. Standard tedesco,
usato in passato Europa per indicare la sensibilità
delle pellicole. Un incremento di 3 DIN indica una sensibilità doppia. È stato
sostituito con le norme ISO che combinano l'indice ISO con l'indice ASA.
DIOTTRIA. Valore reciproco di un metro. Il potere
diottrico di una lente è dato dalla sua lunghezza focale
divisa per un metro. Una lente di 200mm di focale ha un potere di 5
diottrie (1000:200 = 5).
DISCO
FISSO. Vedi hard disk.
DISCO
OTTICO. Il nome del
disco magneto-ottico riscrivibile da 3,5" oppure 5 1/4".
DISPERSIONE. Nel passaggio dall'aria al vetro la luce subisce
un rallentamento diverso per le diverse lunghezze d'onda della
radiazioni che la compongono. Questo rallentamento provoca una
deviazione che è maggiore per le radiazioni corte (blu) e minore per quelle
lunghe (rosso). La dispersione è il fenomeno per cui
la luce bianca passando attraverso un prisma si disperde nei vari colori. È più
o meno ampia a seconda della composizione del vetro.
DISPOSITIVO
DI ACQUISIZIONE. È il sensore,
che si viene a trovare sul piano focale di una foto o videocamera e che
trasforma in segnale digitale la luce che lo colpisce. Se è del tipo a stato
solido, per esempio un CCD, è formato da una griglia di microscopici elementi
fotosensibili.
DISSOLVENZA. Termine cinematografico per indicare l'effetto con
il quale l'inizio o la fine di una scena vengono
evidenziate da un passaggio dal buio alla luce (dissolvenza in apertura) o
dalla luce al buio (dissolvenza in chiusura). La dissolvenza è incrociata
quando il passaggio da una scena alla successiva e ottenuto con sovrapposizione
delle due dissolvenze.
DISTANZA
IPERFOCALE. È quella che
effettivamente separa l'obiettivo regolato su infinito ed il soggetto nitido
più vicino. Regolando l'obiettivo su questa distanza si otterrà una zona nitida
che si estenderà dalla metà dell'iperfocale all'infinito.
DISTANZA
MINIMA. Si intende quella minima di messa a fuoco consentita da un
obiettivo a partire dal piano focale dell'obiettivo.
DISTORSIONE. Aberrazione ottica, tipica di alcuni obiettivi.
È a barilotto quando l'immagine di un quadrato e più ingrandita al centro che
ai bordi (l'immagine ricorda quella di un piccolo barile). È a cuscinetto
quando un soggetto quadrato, viene riprodotto con un
maggiore ingrandimento ai bordi rispetto al centro (l'immagine risultante ricorda
la forma di un cuscino). Il difetto è dovuto al fatto
che l'immagine formata dai raggi periferici viene riprodotta con un rapporto
diverso da quella riprodotta dai raggi che passano per l'asse ottico. È tipica
degli obiettivi più economici e degli zoom.
DITHERING. Si tratta di un metodo per far
apparire più uniformi le immagini digitali grazie all'inserimento di
pixel di vari colori e aumentare così la percezione apparente delle sfumature
cromatiche. Un retino di pixel neri e bianchi alternati, per esempio, produce una sfumatura grigia. Il dithering è molto usato
nella conversione di immagini in bianconero a tono
continuo in immagini bitmap, dotate quindi di una minore gamma di sfumature
tonali.
D
MAX. Densità massima.
D
MIN. Densità minima.
DOMINANTE. Nella fotografia a colori si chiama dominante
quella coloritura monocromatica che invade tutta l'immagine a causa di un uso
erroneo o intenzionale di filtri colorati o di pellicola non adatta alla
temperatura di colore della luce. Una dominante può anche essere determinata da
un errato trattamento in fase di sviluppo o dall'uso di una pellicola scaduta.
DOPPIE
ESPOSIZIONI. Per la
realizzazione di immagini creative o di trucchi
fotografici è possibile eseguire intenzionalmente due o più esposizioni sullo stesso
fotogramma. Per questo, occorre caricare l'otturatore senza che avanzi la
pellicola. Negli apparecchi meccanici ciò si ottiene premendo il pulsantino che
sblocca il sistema di avanzamento della pellicola nel
momento in cui si ruota la leva di carica. Negli apparecchi a motore questa
possibilità non e sempre consentita, ma spesso è previsto un comando per
l'esecuzione automatica di una o più riesposizioni dello stesso fotogramma.
DORSO. Lo sportello posteriore degli apparecchi
fotografici è detto dorso. Incernierato per l'apertura necessaria
all'inserimento della pellicola, il dorso può essere fisso o intercambiabile.
In quest'ultimo caso può essere sostituito con altri dorsi speciali, ad esempio
con i dorsi datario, di programmazione, o adatti all'impiego di pellicola a
sviluppo immediato (dorso Polaroid).
DOS. Vedi MS-DOS.
DOT
PER INCH (DPI). È la misura di
risoluzione delle stampanti e indica il massimo numero di dot (punti immagine)
che è possibile stampare per ogni inch (1 inch = 2,54cm) di pagina; per esempio
300 dpi.
DYE
TRANSFER. Complessa
tecnica di stampa a colori sottrattiva che consente di ottenere ingrandimenti di elevatissima qualità. Consiste nell'applicare a registro
tre pellicole dei tre colori primari esposte successivamente
con adeguata filtratura per la separazione dei colori. Si tratta di una tecnica
molto costosa offerta da selezionatissimi laboratori in Europa.