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ABERRAZIONE. Una lente perfetta dovrebbe riprodurre un punto o un segmento come tali. In genere, invece, specie nelle lenti più economiche ciò non avviene ed un punto può diventare un circolo ed un segmento una piccola curva. Questi difetti sono dovuti al tipo di vetro usato, al fatto che la superficie delle lenti è curva ed al comportamento della luce. Nel 1856 Ludwig von Seidel individuò cinque aberrazioni che si verificano in luce monocromatica: asferica, coma, astigmatismo, curvatura di campo, distorsione.
ABERRAZIONE CROMATICA. Difetto delle lenti in presenza in luce bianca. L’indice di rifrazione delle lenti è legato alla lunghezza d’onda (colore) della luce. Ciò significa la stessa lente assume una focale diversa a seconda della radiazione che la attraversa. Quindi il punto di fuoco del rosso o del blu non coinciderà provocando un’immagine sfocata. Il difetto si compensa combinando due lenti costruite con vetri dotati di diverso indice di rifrazione (obiettivo acromatico) o con l’utilizzo di una lente asferica.
ABERRAZIONE SFERICA. Il difetto si verifica nelle lenti semplici in quanto i raggi che passano attraverso i bordi più esterni della lente non vanno a fuoco nello stesso punto di quelli che passano per le zone centrali o l’asse ottico. Il difetto, sfocatura al centro dell’immagine, si compensa chiudendo il diaframma.
ACCUMULATORE. Sistema capace di accumulare sotto forma di energia chimica l’energia elettrica che gli viene fornita al momento della carica e di restituirla fino all’esaurimento. L’accumulatore può essere ricaricato numerose volte. Negli apparecchi fotografici o per i flash vengono utilizzati accumulatori ricaricabili al Nichel-Cadmio o Ni-Mh, quest’ultimo privi di effetto memoria (vedi voce).
ACUTANZA. Misura oggettiva della definizione di una pellicola sviluppata in modo standard ovvero del passaggio tra le densità maggiori e quelle minori. Di solito per questa prova si utilizza un soggetto con un elevato contrasto, come una sottile linea stampata a contatto. L’ampiezza della diffusione della luce all’interno dell’emulsione (linea più o meno netta) determina l’acutanza.
AGENTE RIDUCENTE. Sostanza che in un composto chimico riduce di ossigeno o di un altro radicale elettronegativo (per esempio riduce l’alogenuro d’argento ad argento metallico). In fotografia gli agenti riducenti hanno la capacità di ridurre i cristalli di alogenuro d’argento esposti più rapidamente di quelli non esposti e cioè di trasformarli prima degli altri in argento metallico.
ALGORITMO. Matrice di calcolo per eseguire una data operazione matematica come, ad esempio, nella compressione di una immagine o nella codifica di un file.
Aliasing. Effetto di scalettatura visibile nelle linee curve delle immagini digitalizzate, dovuto al fatto che esse sono composte di pixel quadrati o rettangolari.
ALONE. Quando si espone una pellicola, una parte della luce che la colpisce può attraversare l’emulsione ed essere riflessa dal supporto trasparente determinando una doppia immagine o effetto alone. Questo difetto viene ridotto o eliminato in fabbricazione stendendo sulla faccia posteriore del supporto uno strato di gelatina colorata capace di assorbire la luce parassita. Detto dorso antialo, si scioglie nel rivelatore durante il trattamento di sviluppo. Il dorso antialo non può essere usato su una pellicola radiografica poiché le due facce sono emulsionate.
ANALOGICO. Segnale o flusso di dati, sonoro o visivo, di tipo continuo; a una variazione dell’intensità di corrente corrisponderà, per esempio, una variazione di luminosità.
ANELLI DI NEWTON. Si formano per interferenza quando due superfici simili non sono in perfetto contatto. E’ il caso del negativo posto tra i vetri del portanegativi di un ingranditore e delle iridescenze visibili su macchie d’olio sull’asfalto bagnato.
ANELLO ADATTATORE. Consente l’utilizzo di accessori (filtro, paraluce, ecc.) di diametro diverso da quello previsto per un determinato obiettivo. Altri tipi di anello, consentono il montaggio di un obiettivo di una certa marca su una fotocamera di marca diversa.
ANELLO D’INVERSIONE. Adattatore per montare in posizione invertita l’obiettivo sulla fotocamera o su tubi di prolunga o soffietto per macrofotografia. L’inversione dell’obiettivo è consigliabile quando il rapporto di riproduzione supera quello di 1:1.
ANGOLO DI CAMPO. Esprime, in gradi, il campo inquadrato da un obiettivo di una determinata lunghezza focale. Ovvero l’angolo sotteso tra la pupilla d’entrata dell’obiettivo e l’area delimitata dal formato. La misura è comunemente indicata in relazione alla diagonale del formato. Alcuni fabbricanti forniscono anche la copertura verticale ed orizzontale.
ANGOLO DI COPERTURA. Indica in gradi l’angolo sotteso tra il punto nodale posteriore di un obiettivo ed il diametro dell’immagine formata il cui diametro è pari o superiore alla diagonale del formato. Gli obiettivi per le fotocamere di grande formato sono concepiti per offrire una copertura notevolmente superiore per consentire i movimenti dei corpi anteriore e posteriore.
APERTURE DI DIAFRAMMA. Sequenza internazionale di numeri che esprimono l’apertura relativa, cioè la lunghezza focale dell’obiettivo divisa l’effettivo diametro di una lente. Ciascun cambiamento del valore di diaframma dimezza o raddoppia la quantità di luce che passa attraverso il diaframma nell’unità di tempo. (Vedi valore f/)
APS. Acronimo di Advanced Photo System. Sistema fotografico introdotto nel 1996 su pellicola da 24mm contenuta in un caricatore in plastica e non compatibile con il sistema 35mm. La pellicola è dotata di un rivestimento magnetico sul quale, al momento dello scatto, vengono registrati una serie di dati che saranno poi utilizzati dalle stampatrici automatiche abilitate nei laboratori. In questo modo è possibile scegliere fra tre formati di stampa C (normale), H (allargato) e P (panorama). La scelta va eseguita prima dello scatto e può essere modificata a volontà in qualunque momento. E’ possibile anche ordinare in anticipo un determinato numero di stampe dello stesso fotogramma.
ARGENTO COLLOIDALE. Sospensione di piccole particelle di argento che con il tempo tendono a depositarsi sul fondo delle bacinelle o sulle pareti interne delle bottiglie contenenti fissaggio esaurito. Nel caso in cui l’argento colloidale si depositi sull’emulsione esso determina un velo dicroico.
ASA. American Standards Association, ente americano preposto a stabilire gli standard industriali, tra cui il sistema di sensibilità delle pellicole. Raddoppiando il valore ASA, raddoppia la sensibilità alla luce. E’ stato sostituito con il sistema ISO che ingloba anche lo standard tedesco Din.
ASCII. Set standard di caratteri adottati nei computer per i software. All’interno della codifica ASCII estesa sono compresi, poi, i simboli propri di ogni lingua.
ASFERICA. Curvatura una lente che non costituisce una parte di sfera. E’ abbastanza difficile realizzare superfici asferiche poiché la maggior parte dei dispositivi di trattamento superficiale delle lenti funzionano con un movimento sferico. Si sono però diffuse lenti asferiche ottenute abbinando un strato polimerico su una lente sferica e dandogli una forma asferica con uno stampo.
ASTIGMATISMO. Si tratta di un’aberrazione ottica che si presenta lontano dall’asse ottico. Una lente astigmatica trasforma un punto in un segmento che si presenta in posizione radiale per una certa distanza di messa a fuoco e in posizione perpendicolare all’asse ottico per una distanza diversa. I segmenti sono ortogonali fra loro e la loro distanza indica il grado di astigmatismo. Il difetto procura la sfocatura delle relative immagini e viene ridotto con la chiusura del diaframma.
AUTOCHROME. Sistema per realizzare immagini positive a colori trasparenti ideato dai Fratelli Lumiére (1907) utilizzando un sottile mosaico di particelle nei tre colori additivi. Applicato alla lastra per la ripresa e poi messo a registro con la sua stampa positiva ricompone i colori attraverso la visione per trasparenza.
AUTOFOCUS. Sistema elettronico di controllo automatico della distanza di messa a fuoco. Dopo i primi sistemi a raggi infrarossi adottati sulle fotocamere compatte (autofocus attivo) sono seguiti, negli apparecchi reflex, sistemi dotati di sensori CCD per la determinazione dell’esatta distanza del soggetto in base al controllo del massimo contrasto (autofocus passivo). Il controllo automatico può essere di vari tipi. A priorità di fuoco: l’otturatore dell’apparecchio resta bloccato fino a quando la messa a fuoco non è stata raggiunta. A priorità di scatto: l’apparecchio può scattare anche se la messa a fuoco è ancora in corso. Ad inseguimento (detto anche Predictive o Track Focusing): il sensore è capace di individuare il movimento del soggetto e seguirlo mantenendolo a fuoco. Tutti i sistemi autofocus delle reflex con ottica intercambiabile sono disinseribili. Alcuni modelli sono dotati di un illuminatore ad infrarossi incorporato oppure utilizzano una luce bianca o quella della lampada del flash per consentire all’autofocus di funzionare anche al buio o in condizioni di luce scarsa. Questo vale per soggetti distanti massimo quattro/cinque metri.
AUTOMATISMO A PRIORITA’ DEI DIAFRAMMI. Con questo tipo di automatismo dell’esposizione è possibile impostare un dato valore di diaframma sull’obiettivo e lasciare all’esposimetro incorporato nella fotocamera il compito di calcolare l’appropriato tempo d’otturazione. Questa funzione è disponibile solo sugli apparecchi dotati di otturatore a controllo elettronico dei tempi.
AUTOMATISMO A PRIORITA’ DEI TEMPI. Utilizzando questo automatismo, il sistema esposimetrico della fotocamera imposta automaticamente il valore di diaframma appropriato in funzione del tempo si esposizione scelto.