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La Quinta di Beethoven Ogni sistema espressivo, si sa, ha degli strumenti propri, una propria grammatica ed un suo linguaggio; per esprimersi e comunicare con le parole, gli scrittori usano svariati strumenti, la penna la macchina da scrivere, il computer, e con questi strumenti , rispettando la grammatica della loro lingua, mettono insieme le parole per poterci comunicare qualcosa; naturalmente ogni scrittore ha un proprio linguaggio che rende unico e assolutamente originale ciò che scrive benché stia utilizzando gli stessi strumenti, le stesse regole di grammatica, le stesse parole di altri centinaia di scrittori (almeno così dovrebbe essere!). Si potrebbe dire lo stesso dei musicisti, e naturalmente anche dei fotografi che usano come strumenti la fotocamera gli obiettivi ecc., come grammatica hanno le regole della corretta esposizione, la giusta scelta della pellicola,della lunghezza focale etc. Le parole da mettere insieme nel caso della fotografia sono I segni visivi, cioè quell’insieme di caratteristiche, forme, colori che rendono inequivocabile il riconoscimento di qualcosa . Ad esempio se vedo un “animale peloso con quattro zampe con un guinzaglio” non avrò dubbi, quell’insieme di elementi, visivamente “significa” CANE proprio come le lettere C, A, N, E, messe in una certa sequenza significano: “ animale peloso con quattro zampe………..” . Naturalmente, indipendentemente dal tipo di fotocamera utilizzato, starà a me organizzare e mettere in relazione I segni visivi all’interno della foto che sto per scattare e per fare ciò mi esprimerò con il mio personale linguaggio (almeno così dovrebbe essere!). Capita a volte che certi scrittori per le loro poesie si ispirino a delle immaggini, dei paesaggi, dei suoni, così come capita che I musicisti compongano delle opere utilizzando dei quadri o dei brani letterari come spunto di partenza ………. e I fotografi??? Non voglio dire che non accada mai, ma certo è raro che in fotografia si utilizzino degli stimoli, dei punti di partenza diversi da quelli visivi e visibili, così come è raro che una fotografia sia tanto intensa da stimolarci sensi differenti dalla vista quando la guardiamo (quante volte invece leggendo un libro avete “visto in faccia” il protagonista, ascoltando un brano avete avuto I brividi…) Ecco perché l’esercizio che vi propongo questo mese va ben oltre il cosiddetto “esercizio formale” e, se eseguito con serietà , può arrivare ad assumere il valore di “ricerca personale”. L’idea è di provare ad utilizzare come punto di partenza per una serie di fotografie, qualcosa preso a prestito da un diverso sistema espressivo, ad esempio un brano musicale. Nessun vincolo tecnico quindi, la ricerca e la sperimentazione sono da effettuarsi solo sul versante del linguaggio; io ascolto un brano e partendo da quello faccio delle foto,quelle che mi suggerisce “la musica” non il titolo del brano, devo provare a trasformare dei suoni in immaggini e il bello è che non ho alcun limite,non cesiste una regola per trasformare dei suoni in immagine, posso fotografare ciò che voglio e soprattutto come voglio!
Noi l’abbiamo fatto Il progetto di ricerca che tradizionalmente coinvolge tutti gli allievi alla fine dei corsi, nel 2000 aveva avuto come spunto “Le posate” e certamente era stato interessante vedere in che maniera diversi autori con tecniche e linguaggi diversi si erano approcciati a cucchiaini forchette e coltellacci ma….. ..sempre posate erano! Nel 2001 dopo aver scartato l’idea di lavorare su argomenti usuali tipo “il paesaggio” o “il ritratto”, cercavamo un “tema” che non obbligasse però ad un “soggetto” e consentisse quindi ai fotografi la massima libertà e varietà pur partendo tutti dallo stesso stimolo. Grazie alla felice intuizione di un allievo, abbiamo pensato di utilizzare un punto di partenza “atipico” e di lavorare appunto sulla musica,. Abbiamo quindi cercato un brano che pur essendo conosciuto da tutti non fosse banale e soprattutto non avesse le parole, elementi gia di per se condizionanti, e che fosse neutro nel titolo, dopo alcune ore di lotte sanguinose tra I successi di Sanremo, il Jazz e la musica techno, la scelta è caduta sulla “Quinta sinfonia di Beethoven”. Ed ecco nelle immagini di queste pagine il risultato della ricerca, avrei potuto chiedere ai vari autori in che modo sono arrivati alle immagini ma credo sia evidente che la varietà dei percorsi è tale da rendere inutile una simile catalogazione, piuttosto, sceglietevi un brano e provate a scoprire quale è il “vostro” percorso.
La Quinta di Beethoven, organizzata da “Acsi Sicilia” in collaborazione con Musicily Studio nell’ambito di “Palermofoto 2002”, sarà in mostra a Palermo dal 2 al 13 Aprile 2002 Sarà possibile visitare la mostra tutti I giorni dalle 16,00 alle 20,00 nei locali di “Musicily Studio” in Via delle Magnolie, 39 , l’ingresso è libero.
Di Salvo Veneziano sito web
Gli autori del progetto sono: Dario Benigno, Francesca Crescenti, Luigi Di Rosa, Andrea Sisalli, Carmelo Mantaci, Eugenio Sinatra, Viviana Villanti , Fiorenza Luca ,Ciro D’Arpa
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